Aquile Randagie, scout contro il regime fascista

“Ribelli in fuga” di Tommaso Percivale narra la storia romanzata di un gruppo di giovani scout che non vollero fermarsi davanti all’ostacolo del fascismo. Il libro è ispirato allo storico movimento delle Aquile Randagie. Questo nacque “grazie” alla legge n.5 del 9 gennaio del 1927, una delle leggi emanate da Benito Mussolini, dette Fascistissime o leggi eccezionali del Fascismo. Questa, in particolare, decretava lo scioglimento dei reparti scout che si trovavano nei centri inferiori ai 20.000 abitanti e, per reparti scout rimanenti, l’obbligo di aderire alla ONB (Operazione Nazionale Balilla), l’associazione dei giovani fascisti. Una legge che in pratica toglieva la libertà di riunirsi ai ragazzi che volevano vivere insieme, in mezzo alla natura, rispettandola e curandola. Questi, però, erano giovani che non si incontravano solo per passare il tempo, ma loro volevano vivere liberi, secondo i propri ideali, che non potevano essere soppressi da una legge. Il 9 aprile 1928, comunque, tutti i reparti scout di Milano (una delle ultime città italiane in cui scompariva lo scoutismo) furono sciolti con la deposizione delle fiamme, le bandiere dei reparti.

aquile randagie

Alcuni scout come quelli di Milano e poi di Monza, che si fecero chiamare “Aquile Randagie”, non accettarono di cessare l’attività e decisero di continuare ad incontrarsi, aiutandosi con il codice morse e “l’alfabeto della giungla”, proseguendo nelle proprie attività e organizzando campi estivi ogni anno.

Il 22 aprile 1928, 13 giorni dopo lo scioglimento (e vigilia della ricorrenza in cui si celebra il patrono degli scout, San Giorgio) davanti alla casa del Fascio, in piazza San Sepolcro, a Milano, giurarono di resistere un giorno in più del fascismo, che loro stessi avrebbero contribuito a sconfiggere.

I gruppi di scout ribelli erano formati da ragazzi tra gli 11 e i 17 anni. Alla loro guida c’erano alcuni sacerdoti come Don Andrea Ghetti, detto Baden, e ragazzi più grandi, come Giulio Cesare Uccellini, detto Kelly o Tigre. Prima della guerra e dell’armistizio, quella delle Aquile Randagie era un’attività di protesta e ribellione contro Mussolini e il fascismo: tutto quello che mettevano in atto con la divisa scout era illegale per il regime.

Dopo l’8 settembre 1943, giorno dell’armistizio con gli angloamericani, ebbe inizio invece la vera azione di resistenza da parte del movimento, quando venne creato dalle Aquile Randagie e da altri gruppi scout, l’O.S.C.A.R. (Organizzazione Scout Collocamento Assistenza Ricercati).

Gli scout, al contrario dei resistenti partigiani italiani e degli altri combattenti, si impegnarono però a non fare utilizzo della violenza e quindi delle armi, secondo il motto “Noi non spariamo, noi non uccidiamo… noi serviamo!”.

Un fattore molto importante della loro lotta per la Resistenza fu la produzione di documenti falsi (3000 in totale: carte d’identità, lasciapassare, certificati di battesimo eccetera) per ebrei, renitenti alla leva, disertori e ricercati politici i quali dovevano scappare in Svizzera, paese neutrale, per non essere scoperti e quindi deportati, uccisi, o arrestati. I ragazzi scout e i componenti dell’O.S.C.A.R. per aiutare i fuggitivi ricercati (risulteranno 2116 in tutto) si muovevano fra le montagne come avevano imparato a fare, ma a volte venivano intercettati dalle guardie nazifasciste dei confini; alcune di queste si rivelavano corruttibili e chiudevano un occhio, ma altre no e i fuggitivi e gli accompagnatori venivano arrestati seduta stante.

Nonostante la loro giovanissima età, si può sicuramente affermare che gli scout delle Aquile Randagie durante la seconda guerra mondiale hanno mostrato più coraggio di tanti adulti che sono rimasti a subire passivamente il regime fascista.

Questa coraggiosa associazione è stata sciolta a fine marzo del 1945, dopo 16 anni di attività, e dopo essere “sopravvissuti” al Fascismo di ben 11 mesi e 5 giorni, come avevano giurato il 22 aprile del 1928.

ribelli in fuga aquila randagieGiovanni Barbareschi è un esempio di ideale scout da seguire per una delle sue azioni nonostante questa possa apparire controversa: fu lui a salvare il colonnello Dollmann, nazista, perseguitato dagli antifascisti nel dopoguerra in Italia. In quel caso Barbareschi aiutò una persona, non un nemico, salvando un essere umano.

L’ultimo scout delle Aquile Randagie, Mario Isella, chiamato anche Bufalo, scout di Monza, è morto il primo Gennaio 2014 all’età di 90 anni, a Merate.

 “Voglio ricordare qui questi giovani – ha commentato Percivale nel suo libro –  grandi eroi che sono rimasti in piedi, nonostante tutto e tutti, quando troppi altri si sono piegati”.

Viola Casciu

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Autore: Socialnews

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