Le crisi umanitarie dimenticate negli angoli del mondo

Di crisi umanitarie, purtroppo, ce ne sono sempre troppe. Guerre, malattie, disastri causati dalla natura, spesso non troppo generosa, ma soprattutto dall’azione dell’uomo, che sembra essere il primo nemico di se stesso. L’odio uccide, genera altro odio e violenza, e le vittime sono i bambini, le donne e gli uomini che con questo sentimento non c’entrano nulla. Vediamo, in breve, alcune delle più grandi crisi umanitarie.

Il Congo martoriato dal ritardo delle nuove elezioni presidenziali

Il Congo è vittima di grandi disordini dovuti principalmente al ritardo delle nuove elezioni presidenziali, orchestrato ad arte da Joseph Kabila, il cui mandato era scaduto il 20 dicembre scorso e salito al potere il giorno dopo l’assassinio del padre Laurent-Désiré Kabila. Attraverso diverse tattiche, tra cui quella di formare un governo provvisorio per assicurare l’unità nazionale, le elezioni non hanno ancora neanche una possibile data. Questo ha creato tantissime rappresaglie che hanno ucciso, ovviamente, i civili, oltre a due funzionari ONU. Ci sono diverse fazioni che combattono in Congo: la più sanguinaria, che rappresenta una minaccia reale per Kabila, è quella dei miliziani di Kamuina Nsapu, responsabili dell’uccisione dei due funzionari ONU Michael Sharp e Zaida Catalan e dell’interprete congolese Betu Tshintela, ritrovati dai peacekeeper della MONUSCO in una fossa. La causa sarebbe quella delle indagini che stavano compiendo i funzionari sui possibili abusi commessi dal gruppo di miliziani. Sequestrati anche altri tre connazionali dell’interprete, di cui non si hanno più notizie. Come se non bastasse, si assiste anche alla ferocia delle forze governative FARDC, macchiate di crimini di guerra e diritti umani pari a quelli dei miliziani. Un video di sette minuti mostra l’uccisione a colpi d’arma da fuoco da parte delle forze governative di un gruppo di uomini armato di fionde e clave. Questa esecuzione è stata condannata fermamente dalla ministra congolese per i diritti umani Marie-Ange Mushobek, che ha aperto un’inchiesta. A questo si aggiunge l’uccisione di circa cento persone durante un’operazione militare, duramente condannata dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani di Ginevra. Negli ultimi mesi si è formato un nuovo gruppo che appoggia i miliziani di Kamuina Nsapu, chiamato Bana Mura, il quale si rende responsabile di crimini atroci. La soluzione potrebbe essere la stabilità di governo, con elezioni trasparenti e libere da parte della popolazione congolese. Ma sembra essere una possibilità lontana, dal momento che proprio poche settimane fa, durante una marcia pacifica indetta dal movimento giovanile Lucha (Lutte pour le Changement) per chiedere nuove elezioni politiche, sono stati arrestati centinaia di manifestanti insieme ai giornalisti che volevano documentare l’evento. I congolesi erano scesi in piazza per chiedere l’allontanamento di Kabila, al potere illegalmente da mesi ormai. La soluzione, purtroppo, non sembra essere ancora a portata di mano, a causa dell’insaziabile potere di chi sta al comando senza il permesso del popolo congolese, l’unico parere che conta.

Yemen, tra le bombe dei ribelli e delle forze governative

In Yemen la guerra vede scontrarsi due fazioni: da un lato i ribelli, conosciuti come Houthi, che sostengono l’ex presidente yemenita Ali Abdullah Saleh e controllano la capitale Sana’a, e dall’altro le forze governative che sostengono Abd Rabbih Mansur Hadi e controllano la città di Aden, dichiarata da Hadi nuova capitale in seguito al colpo di stato subito. Il presidente Hadi ha il sostegno dell’Unione Europea, degli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita, mentre la fazione degli Houthi è supportata, anche se non palesemente, dall’Iran. La guerra ha peggiorato in modo drastico la già difficilissima situazione in cui si trovava lo Yemen, distruggendo ulteriormente la debolissima economia del Paese e massacrando la popolazione anche con l’avvento di malattie ed epidemie gravi. La diffusione del colera è attribuita ai disastrosi attacchi militari da parte della fazione saudita agli ospedali e al sistema idrico, che hanno costretto la popolazione a vivere in situazioni igieniche pessime. A questo si aggiunge la distruzione di ogni mezzo di sostentamento: case, scuole, barche, fabbriche, raccolti, strade. Non ci sono soldi per comprare da mangiare e per le medicine. Si muore sotto le bombe, si muore di fame, si muore per il colera. E i fondi umanitari, ancora, non bastano, perché il piano per l’emergenza umanitaria è coperto solo per il 33,8%. Lo Yemen è vittima di un’enorme crisi umanitaria, alimentata anche dalla vendita delle armi da parte degli Stati Uniti all’Arabia Saudita.

Sud Sudan, dove si fugge dalla guerra civile e dalla siccità

In Sud Sudan la guerra civile tra la fazione del presidente Salva Kiir e quella del vicepresidente Riek Machar rende la situazione disastrosa dal 2013. A peggiorare tutto si aggiungono la carestia e la siccità, che hanno reso inevitabile il crollo dell’economia sudsudanese, e la diffusione del colera. Sono necessari 1,4 miliardi di dollari di fondi umanitari per affrontare lo stato di emergenza in cui si trova il Sud Sudan, che oggi registra un altissimo numero di rifugiati nei Paesi vicini, circa 1,8 milioni. L’Uganda ne accoglie il numero più alto, circa 898.000, mentre il resto del mondo non deve e non può più rimanere a guardare. Servono assistenza sanitaria, sostegno alimentare, acqua potabile, sia in Sud Sudan che nei Paesi vicini che ospitano i rifugiati, come Sudan, Etiopia, Kenya, Repubblica Democratica del Congo e Repubblica Centrafricana.

In Somalia e Nigeria uccide la carestia e Boko Haram

La Somalia è alle prese con una grave siccità che ha già causato la morte di milioni di persone. Non si parla ancora di carestia, ma si è molto vicini allo stato di emergenza, evitabile con l’arrivo tempestivo dei fondi umanitari. In Nigeria, invece, si combatte da sette anni contro i miliziani jihadisti di Boko Haram. A questo si aggiunge la carestia, che ha costretto tantissime famiglie a fuggire dalle loro case per non morire di fame o a causa della violenza inaudita dei miliziani jihadisti, purtroppo diventata familiare.

Haiti, profonda crisi umanitaria tra epidemie e calamità naturali

Haiti, il Paese più povero dell’emisfero occidentale, non si è ancora ripreso dai danni irreparabili causati dal terremoto del 2010 e dall’uragano Matthew del 2016, a cui si aggiungono frequenti alluvioni e inondazioni. L’80% della popolazione si trova al di sotto della soglia di povertà e vive in condizioni abitative e igieniche precarie. Per fare anche un solo esempio,circa il 70% della popolazione non ha accesso all’acqua potabile. I fiumi e i laghi sono inquinati, quindi non sono un’opzione, mentre l’acqua piovana favorisce la diffusione di malattie come il colera, la febbre tifoide e le infezioni intestinali. L’unico approvvigionamento di acqua potabile proviene dalle organizzazioni non governative. La comparsa del colera è stata devastante e ha causato tantissime vittime. Il sospetto che a riportare questa malattia siano stati i caschi blu nepalesi, con possibile conferma il messaggio di scuse pubblico di Ban Ki-Moon, ex Segretario Generale delle Nazioni Unite, rende tutto ancora più tragico. I 400 milioni di fondi umanitari promessi da Ban Ki-Moon sono importantissimi, ma non ancora sufficienti per il completo recupero della popolazione haitiana.

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Venezuela, un Paese schiacciato dalla dittatura di Maduro

Infine, il Venezuela, che il presidente Nicolàs Maduro ha trasformato in una dittatura, neanche troppo camuffata. La profonda crisi venezuelana, iniziata ufficialmente nel 2013 ma peggiorata negli ultimi mesi, ha danneggiato il settore economico, sociale, umanitario. La fiducia nelle istituzioni non esiste, gli arresti ingiustificati durante le proteste antigovernative contro un presidente non voluto sono la normalità. Il popolo non si sente rappresentato dal presidente, che non accenna a tirarsi indietro, anzi. Concentra ogni sua mossa per rimanere al potere il più a lungo possibile, con la complicità della Corte Suprema, responsabile di aver svuotato il Parlamento di qualunque suo potere, rendendo il presidente il solo a poter prendere decisioni riguardanti il Paese. Il Venezuela è in preda a un presidente estraneo al Paese e alla popolazione. È in atto una vera e propria repressione del dissenso non solo attraverso la violenza fisica e psicologica contro i manifestanti, ma anche attraverso la soppressione mediatica e la libertà di stampa e di espressione. Maduro considera qualunque atto contro il governo come un tradimento della patria, per cui è facile capire il motivo dietro la facilità con cui vengono effettuati gli arresti, anche quelli ‘preventivi’. Nonostante il dissenso degli altri Stati dell’America Latina, non c’è il minimo miglioramento, e a farne le spese sono le persone che non sono ancora fuggite via. I supermercati sono vuoti, non c’è abbastanza cibo e le medicine sono scarse, la qualità degli ospedali è pessima. Il Venezuela si trova ad affrontare una profondissima crisi umanitaria con violazione dei diritti umani, risolvibile solo con una completa rivoluzione della politica attuale.

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Sono solo alcune delle crisi umanitarie che affliggono varie parti del mondo. La radice del problema, nella maggior parte delle crisi, sta nella completa incapacità dell’uomo a volere e riuscire a mantenere un clima di pace e stabilità, alimentato dall’amore verso il Paese e le persone che vi abitano. I fondi e gli aiuti umanitari salvano la vita a tantissime persone, ma purtroppo non sono sempre sufficienti e non sono la soluzione.

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Autore: Luana Targia

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