L’incubo Uragani e il cambiamento climatico

Houston, in Texas, ha registrato un clamoroso record di pioggia, a causa dell’uragano Harvey. Questo ha provocato un’inondazione di 51 centimetri. Un dato che supera il precedente record registrato a Medina, sempre in Texas, nel 1978. L’alluvione ha provocato danni, morti e più di 30.000 persone sfollate. Greg Abbott, governatore del Texas, ha detto che Harvey è stato “uno dei più grandi disastri che l’America ha mai affrontato“. L’uragano Irma, ad una settimana di distanza, ha colpito i Caraibi e la Florida provocando enormi inondazioni, distruzione, morti e il più grande esodo di massa americano. E’ stato l’uragano più forte generatosi nell’Oceano Atlantico. “Questa è una tempesta mortale, e il nostro stato non ha mai visto niente di simile”, ha detto Scott, governatore della Florida. Centinaia di migliaia di persone avranno bisogno di aiuti federali per diversi anni.

La questione da comprendere, a questo punto, è se l’attività dell’uomo possa aver contribuito a questo disastro ambientale. Alcuni scienziati hanno indicato che queste tempeste tropicali sono un’ulteriore prova dei rischi del cambiamento climatico ma la Meteorologia Mondiale è cauta su tali affermazioni. Bisognerà aspettare che tutti i dati delle precipitazioni siano completi. Il professore di meteorologia di Penn State University, Michael Mann, afferma che l’aumento della temperatura “peggiora l’impatto” delle grosse precipitazioni. Secondo un team di NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), e di scienziati associati con il World Weather Attribution, il riscaldamento climatico causato dall’uomo ha aumentato l’intensità delle piogge torrenziali di almeno il 10%. Kevin E. Trenberth, scienziato senior nella sezione Analisi del clima presso il Centro nazionale per la ricerca atmosferica, ha dichiarato che il 30% della pioggia di Harvey e Irma potrebbe essere attribuito al riscaldamento globale.

harvey cambiamento climatico

Nonostante questi dati, secondo l’amministrazione nazionale oceanica e atmosferica, è ancora “prematuro” concludere che ci sia un aumento degli uragani a causa di temperature a livello mondiale. Tuttavia i ricercatori sono anche sempre più certi che il riscaldamento dell’atmosfera e degli oceani possa alimentare uragani distruttivi. Un’atmosfera più calda può contenere più vapore d’acqua, che può causare piogge pesanti. Le temperature medie superficiali del mare sono aumentate, questo è il motivo fondamentale per cui tanto Harvey e Irma sono diventati così forti in modo così rapido. E’ infatti probabile che il numero degli uragani possa anche ridursi ma saranno singolarmente più forti.

Anche se tutto questo sembra puramente di natura scientifica, le implicazioni politiche sono determinanti. L’amministrazione di Barack Obama aveva realizzato il Federal Flood Risk Management Standard, una misura introdotta nel 2015 che avrebbe reso più difficile, per le agenzie federali, la costruzione di strade, ponti e altre infrastrutture in aree soggette ad allagamenti. Questo regolamento definiva che strade, edifici e altre infrastrutture dovevano essere costruite tenendo conto del cambiamento climatico e dovevano essere costruite per resistere agli effetti di eventuali uragani, compreso il crescente livello del mare nelle zone costiere. Lo scorso mese, Trump aveva annunciato che avrebbe abolito tale regolamento, nell’ottica di approvare più rapidamente e con costi minori i nuovi progetti in materia di infrastrutture.

Il presidente Trump ha definito il cambiamento climatico una “frottola” che è stata preparata dai cinesi per danneggiare l’economia americana. Ha voluto gli USA fuori dall‘accordo sul clima di Parigi e sta impedendo che la NASA prosegua le ricerche sul cambiamento climatico. Un dramma nel dramma e una ulteriore brutta figura dell’amministrazione Trump. Ma non curanti di questo e a dispetto della grave situazione i gruppi conservatori si sono mobilitati per minimizzare e boicottare qualsiasi informazione che avvalorasse un legame tra la tempesta e i cambiamenti climatici. L’istituto Heartland, inserito nel bilancio dell’amministrazione Trump, ha citato solo le dichiarazioni di esperti a loro utili, questo nel tentativo di ridicolizzare la dimensione del cambiamento climatico e il legame con l’uragano di Harvey.

Ma nel frattempo negli USA migliaia di persone sono senza tetto e sono senza lavoro. Ed il problema purtroppo non è solo statunitense e forse il disastro di Harvey non è nemmeno la più grave delle situazioni nell’ambito del dramma climatico. Nell’Asia meridionale, i monsoni e le inondazioni hanno ucciso più di 1.400 persone nel mese scorso, interessando 40 milioni di persone in tutta la regione, ma quasi nessuno ne parla. La natura sta chiedendo un tributo importante per le sconsiderate attività dell’uomo, questo sia nella Stati Uniti che in paesi come l’India, il Bangladesh e il Nepal. Certo attribuire questi eventi climatici al riscaldamento globale è un’impresa complicata per gli scienziati ma ormai è chiaro che il futuro ci riserverà precipitazioni sempre più concentrate in sempre nuove zone geografiche. Tutto questo creerà notevoli complicazioni nella prevenzione e nella tutela delle vite umane.

Per concludere un’altra delle considerazioni da fare è di come gli organi di informazione occidentali abbiano trattato in maniera diversa le notizie del disastro climatico americano rispetto a quello asiatico. Migliaia di servizi ed articoli da Texas e Florida e quasi nulla dal Bangladesh, come se il valore dei morti statunitensi sia diverso da quello dei morti asiatici. Questo purtroppo è ciò che accade quando abbiamo paura di contrastare il potere costituito, soprattutto quello legato all’economia e alla strategia energetica, e quanto le riviste dei paesi ricchi abbiano poco interesse ad occuparsi dei milioni di persone che vivono in povertà!

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Autore: Massimiliano Fanni Canelles

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