Avocado e crisi idrica: il frutto di tendenza che sta prosciugando il Cile

Nell’ultimo ventennio, l’avocado, da prodotto essenzialmente di nicchia, è passato ad essere un alimento consumato abitualmente da milioni di persone in tutto l’Occidente, dall’Europa al Nord America. Apprezzato per le sue innumerevoli proprietà benefiche e per il suo sapore esotico, la sua produzione richiede tuttavia condizioni ambientali e climatiche estremamente peculiari, difficilmente riproducibili con successo lontano dal suo tradizionale habitat di origine. È per questo motivo che, nonostante i tentativi di dar vita a coltivazioni di avocado anche sul suolo europeo, per la maggior parte questo frutto continua a essere importato dall’estero: dai Paesi tropicali e, soprattutto, dal Cile, dove tuttavia il costante aumento della domanda sta avendo effetti nefasti sul territorio, costringendo un’intera regione, quella di Valparaíso, a fare i conti con l’incubo della crisi idrica.

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Avocado: le mille proprietà dell’”oro verde”

L’avocado è uno dei cosiddetti “superfood”, ossia uno di quegli alimenti che, essendo ricchi di nutrienti, sono considerati altamente benefici per la salute e il benessere dell’organismo. L’aumento, negli ultimi decenni, di una generale attenzione verso ciò che mangiamo e la maggiore consapevolezza di ciò che fa bene e ciò che fa male, ha reso l’avocado uno dei frutti più richiesti sul mercato. Esso ha, infatti, un profilo nutrizionale unico: è estremamente ricco di vitamine, fibre, potassio e carotenoidi, ma, soprattutto, di grassi vegetali buoni, utili per mantenere in salute il cuore. Quando consumato, aumenta il senso di sazietà senza far ingrassare, ed è quindi indicato per chi segue diete dimagranti. È consigliato alle donne in gravidanza, favorisce il benessere degli occhi e ha proprietà nutrienti per la cute. Questa lunga serie di benefici ha fatto dell’avocado, non per niente conosciuto anche come “oro verde”, un alimento immancabile su molte tavole europee. Sono comparsi manuali di cucina su come utilizzarlo al meglio nelle preparazioni, oltre che ristoranti interamente dedicati, come il The Avocado Show di Amsterdam, dove ogni piatto è a base di avocado. Ma qual è il costo reale di questo prodotto di tendenza?

Settanta litri d’acqua: cosa serve per produrre un avocado

La coltivazione dell’avocado necessita di condizioni ambientali e climatiche ben precise. Gli alberi arrivano fino a dieci metri d’altezza e hanno quindi bisogno di molto spazio per crescere. Essendo una pianta tropicale, essa soffre le basse temperature e necessita di una buona esposizione al sole e alla luce. La temperatura, il tipo di terreno, il vento, l’umidità sono tutti fattori che ne influenzano ampiamente la produzione e una loro giusta combinazione risulta fondamentale per ottenerne in grandi quantità. Tuttavia, la caratteristica più peculiare dell’avocado è il suo enorme fabbisogno di acqua. Per produrre ogni singolo frutto, infatti, sono necessari almeno settanta litri di acqua, cifre che possono moltiplicarsi, qualora, come accade in Cile, le coltivazioni si trovino in zone particolarmente aride.

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Così un frutto sta assetando il Cile

La provincia cilena di Valparaiso offre le condizioni ambientali e climatiche adatte alla produzione di avocado della qualità Hass, il più popolare e apprezzato. Proprio da qui proviene più della metà dell’avocado che rifornisce i negozi europei. La crescente domanda proveniente dai mercati occidentali ha comportato in queste zone un importante incremento dei terreni dedicati alla coltivazione di piante da frutto. Si stima, infatti, che la produzione di avocado è passata dai novemila ettari degli inizi degli anni Novanta ai ben settantunomila del 2014. Quella che potrebbe a prima vista sembrare come la fonte di una sostanziosa crescita economica, con benefici per l’intera regione, ha però avuto terribili conseguenze sul territorio e sulla popolazione.

L’aridità tipica della regione cilena fa dell’enorme fabbisogno di acqua necessario nel processo di coltivazione un problema ancora più pressante. La scarsità delle piogge (durante l’estate, da novembre a marzo, non piove quasi mai) obbliga le industrie agricole a sfruttare l’acqua presente nel sottosuolo e nei bacini idrici, quali fiumi e laghi, per irrigare le piantagioni. Ciò non solo aumenta la siccità, ma priva di acqua gli stessi abitanti della regione. Nelle provincie, e in particolare a Petorca, paese di appena diecimila anime che costituisce il più importante centro di produzione di avocado del Cile, i cittadini sono costretti a razionare l’acqua che, per sopperire all’ormai drammatica carenza, il governo invia loro regolarmente in grandi cisterne. Nelle testimonianze raccolte dal danese Danwatch, diverse famiglie hanno raccontato come da anni sia difficile anche solo lavarsi e usare i più basilari servizi igienici. Chi allevava bestiame ha visto parte dei propri animali morire di stenti o ha dovuto venderli per l’impossibilità di prendersi cura di loro. La scarsità di acqua ha portato con sé malattie, che si sono sommate ai problemi di salute causati dall’abbondante uso di pesticidi e fertilizzanti nelle coltivazioni di avocado. E il rancore dei cittadini è aumentato quando sono state scoperte almeno sessantacinque pompe posate illegalmente nel fiume dai grandi imprenditori, per prelevarne quanta più acqua possibile. Chi ha potuto ha lasciato Valparaíso e si è trasferito in altre regioni del Paese, ma in molti non possono, né vogliono, abbandonare la propria terra.

Un diritto umano violato

Quando la domanda di avocado e le esportazioni iniziarono a crescere, in molti credettero che ciò avrebbe portato ricchezza alla regione e migliorato le condizioni di vita di molti. Sfortunatamente, così non è stato. Nonostante il frutto venga venduto sui nostri mercati a prezzi alti e in continuo aumento (fino a quattro euro al chilogrammo) agli agricoltori cileni non va che una piccolissima fetta di questa somma, mentre la parte più sostanziosa è trattenuta dagli imprenditori agricoli e dai proprietari terrieri. I piccoli contadini continuano così a dover fare i conti con la povertà e con una drammatica crisi idrica che sembra non avere fine.

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Nel 2010, l’ONU ha riconosciuto il diritto all’acqua quale diritto fondamentale e inviolabile di ogni individuo. La risoluzione, datata 28 luglio, richiama gli Stati nazionali sull’importanza di garantire che tutti abbiano accesso a fonti di acqua potabile, pulita e controllata, e a servizi igienici e sanitari adeguati. Risulta inoltre importante che venga data priorità all’uso domestico e privato dell’acqua, rispetto a altri usi, inclusi quelli commerciali. Ciò che da anni sta accadendo in Cile si configura a tutti gli effetti come una tragica violazione di diritti inderogabili riconosciuti a livello internazionale, che dunque non può – né deve – essere ignorato.

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Autore: Alessia Biondi

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