Hate speech online project

A fronte dell’aumento di fenomeni migratori verso l’Europa, si è intensificato il dibattito su ruolo e responsabilità di media e giornalisti nel contrastare gli stereotipi e i discorsi d’odio (hate speech) sul web e sulla carta stampata su questo argomento.

I crimini di odio e l’hate speech sono direttamente connessi. Entrambe hanno un enorme impatto sulle vittime: le parole di odio sono armi usate contro gruppi minoritari, e i migranti, ad esempio, sono colpiti sempre più frequentemente da ondate di odio online.

Il ministro della Giustizia tedesco ha proposto una legge che potrebbe costringere Facebook e i più popolari social network a pagare multe salate se non riuscissero a estirpare dai loro siti la piaga degli hate speech, i discorsi di incitamento all’odio.

Esistono vere e proprie organizzazioni di haters finanziate per creare odio e disordine in europa, ed i nostri giovani rischiano di pagare il prezzo più caro. L’Europa si difende anche così.

I giovani rischiano di essere maggiormente esposti all’hate speech sia per il massiccio uso che fanno dei social, sia per le poche situazioni che hanno a disposizione per prendere consapevolezza del discorso d’odio.
Il progetto Auxilia mira a sviluppare strategie e pratiche efficaci per promuovere un migliore uso del linguaggio, promuovere la cultura del rispetto ed evidenziare le conseguenze dell hate speech.

Realizzabile in cinque paesi con i nostri partner (Italia, Germania e…), il progetto si basa su una strategia multidisciplinare. Unisce le ricerche, le migliori pratiche e le attività di formazione rivolte a funzionari dell’applicazione della legge, agli avvocati, ai giornalisti, ai blogger, agli amministratori delle reti sociali, ai giovani, agli insegnanti e ai lavoratori giovanili.

La giurisprudenza italiana in tema di hate speech è abbastanza ricca di casi e in generale vi è una tenden- za favorevole dei tribunali all’incriminazione per incitamento all’odio, anche se la maggior parte dei giuristi è contraria a combattere il problema utilizzando la giustizia penale e i discorsi d’odio rappresentano ancora una questione controversa nell’ambito della libertà di espressione.

Il nostro progetto è unico ed esclusivo, perche mira, non solo a tutelare la vittima dell’hate speech, ma anche al recupero dell’ hater, a nostro avviso anche lui una vittima del sistema.

L’hater può essere un valido e concreto testimonial di recupero, e può aiutare gli altri haters, conoscendo il meccanismo con cui si instaura l’odio.

Ecco perché è necessario che la normalità sia il libero fluire delle parole online e solo in casi gravi si ricorra alla soppressione dei discorsi d’odio, preferendo delle risposte alternative, quali politiche volte alla riduzione delle discriminazioni sociali, politiche educative per la responsabilizzazione dei cittadini, preparandoli alla comprensione dei propri diritti e all’identificazione dell’hate speech nella vita reale e online.

 

Gli obiettivi del Nostro progetto sono:

  • aumentare la consapevolezza sull’hate speech con studi nazionali ed europei,
  • identificare, indagare e combattere l’hate speech e i crimini di odio attraverso la mappatura dell’incidenza d nei siti web e nei social media,
  • monitorare il linguaggio di odio online attraverso una raccolta costante dei dati sul fenomeno,
  • sviluppare strumenti efficaci, meccanismi di correzione per contrastare la discriminazione online, l’ostilità e la violenza.
  • Monitorare la diffusione e la penetrazione di discorsi on-line relativi all’odio in Europa e negli Stati membri utilizzando approcci di grande informazione, esaminando la possibilità di distinguere, tra i contenuti monitorati, i discorsi potenzialmente illegali relativi all’odio, ed i discorsi correlati.
  • Fornire ai responsabili politici informazioni utili che possono essere utilizzate per promuovere politiche che attenuano la diffusione del linguaggio di odio on-line.
  • Fornire ai cittadini comuni strumenti utili per aiutarli ad affrontare l’odio o gli astanti on-line o addirittura vittime.
  • Trasferire le conoscienze e gli strumenti agli Stati membri.
  • Creare un’infrastruttura di reporting che colleghi cittadini interessati alle forze di polizia e che consentirà la segnalazione di discorsi illegali.

 

Per ottenere i risultati ci avvarremo dei seguenti strumenti:

  • Creare delle indagini online, brevi e centrate per analizzare la vastità del problema,
  • identificare le reti dell’odio sponsorizzate, sensibilizzare gli investitori a non diventare sponsor di haters e stalkers,
  • Identificare tramite “algoritmi semantici” i discorsi potenzialmente mirati all’odio sui social network, attraverso l’analisi specifica di keywords ad hoc create,
  • creare un database online consultabile, con i case reports degli outputs ottenuti
  • craare un motore di analisi semantica “on the fly” dove poter consultare il tasso di odio rilevabile in una pagina web, un post social, un video online, etc.
  • rifinire la ricerca analizzando i casi sospetti con specialisti consulenti sociologi e psicologi,
  • seguire, con l’ausilio di mediatori culturali e di specialisti X nations, sia gli Haters che le vittime dell’hate speech,
  • presentare report periodici sull’andamento dell’hate speech e dei trendi di crescita alle autorità nazionali ed europee, alla mia indagine
  • creare video, campagne social, app specifiche, che permettano a haters e vittime di modificare i propri comportamenti,
  • chiamare a testimonianza gli haters recuperati, ascoltarli e farli parlare in brevi docufilms da riversare in rete,

 

Il Consiglio Europeo ha approvato un quadro di proposte legislative che prevedono il blocco sul territorio europeo di ogni video che inciti al terrorismo o che mostri contenuto d’odio (hate speech).

La soluzione è anche,  a nostro avviso, comprendere e modificare i comportamenti, vietare e combattere le reti di haters “finanziariamente organizzate” con il ban totale, recuperare e far interagire haters e vittime, come strumento di esempio virtuoso.

 

Il Consiglio d’Europa ha avviato una campagna di sensibilizzazione dal titolo “No Hate Speech Movement” con l’obiettivo di combattere il razzismo e la discriminazione nelle loro espressioni online, cercando di favorire nei ragazzi/e l’adozione di comportamenti che contrastino messaggi discriminatori e ogni forma di violenza e odio.

Vero, e meritorio, ma bisogna disinnescare il rapporto perverso tra vittima e carnefice, senza dimenticare l’uno ma senza demonizzare l’altro.

Troppo spesso gli haters disorganizzati sono coetanei e non di rado più emarginati delle vittime.

Recuperare l’ uno permetterà di avere un doppio vantaggio, una vittima in meno, un potenziale hater in meno che ne colpirebbe centinaia.

Diverso discorso per le organizzazioni di haters finanziate per creare odio che vanno combattute e demolite nella loro “reputation”, come fonti di reclutamento e come veicoli di denaro sporco.

 

Mano tesa quindi a chi si recupera, lotta alle organizzazioni.

 

Claudio Torbinio

Antropologo dilettante, informatico professionista, influencer, blogger, articolista, copywriter e ghostwriter. Di Napoli. Collabora anche per MySalute, TDNetwork, The NZ Herald e Caffè Mode. Ha due blog personali. Scrive liberi testi per case editrici online. Laureato in Infermieristica, Masterizzato in Analisi Informatica, Infermiere per passione, Analista da sempre. Dirige e crea blog e programmi web-oriented dal 1995. Appassionato di volo, cibo, arte e umanità…
È responsabile informatico e autore di SocialNews.


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